
Scrivo queste righe per ricordare Jan Palach, normale studente come molti di noi, speciale perchè non rinunciò a farsi calpestare dai carri armati sovietici, diventando martire dell’anti-comunismo.
Studente di filosofia, assistette con simpatia alla stagione riformista del suo paese, chiamata Primavera di Praga. Nel giro di pochi mesi, però, questa esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell'Unione Sovietica e degli altri paesi che aderivano al Patto di Varsavia. Per protestare contro quell'iniziativa bellica, Palach prima fondò un gruppo di volontari anti-URSS e successivamente decise di cospargersi il corpo di benzina in piazza San Venceslao a Praga, appiccando il fuoco con un accendino. Morirà tre giorni dopo. Ai funerali parteciparono 600 mila persone provenienti da tutto il Paese, a dimostrazione dell’imponente protesta da parte della Cecoslovacchia contro l’occupazione sovietica.
Decise di morire carbonizzato, lasciando solo poche righe come testamento politico: "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zparvy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà". Jan Palach, 16/1/1969.
Grazie a questo gesto estremo, Jan viene considerato dagli anti-comunisti un Eroe e Martire. Almeno altri 7 studenti, tra cui l’amico Jan Zajic, seguirono il suo esempio, nel silenzio degli organi di informazione
Non dobbiamo lasciare che la disinformazione di regime, attuata in molti casi ancora oggi, cancelli dalla memoria storica questo gesto estremo: un ragazzo che si priva del dono più grande che ha ricevuto, la vita, in protesta verso chi tentò di sopprimere le libertà fondamentali nel suo paese
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